Il disturbo della Fonazione

Che cos’è

Il disturbo della fonazione consiste nell'incapacità di utilizzare i suoni del linguaggio parlato, in confronto con quanto ci si attenderebbe in base all'età del bambino ed al suo grado di intelligenza. Circa il 2-3% dei bambini di 6-7 anni presenta un disturbo della fonazione ed esso è di 2-3 volte più frequente nei maschi che nelle femmine.

Come si manifesta

Questo disturbo si manifesta con una produzione o articolazione dei suoni inadeguate o scarse e può consistere in errori nella produzione o articolazione dei suoni, ovvero nell'incapacità di formare i suoni in modo corretto, nella sostituzione di un suono con un altro o nella omissione di suoni. La severità del disturbo varia da lieve a grave, a seconda dell'effetto sul linguaggio, che può essere scarso oppure comportare un eloquio del tutto incomprensibile. I suoni generalmente malarticolati sono quelli che vengono acquisiti più tardi nello sviluppo ( l, r, s, z, gl, gn, c ), ma nei bambini più piccoli, o in casi di maggiore gravità, risultano interessate anche le consonanti e le vocali che generalmente vengono acquisite in precedenza.

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Come riconoscere il disturbo della fonazione

Per poter comprendere la reale presenza di questo disturbo è necessario stabilire se gli errori di pronuncia sono gravi, al punto da poter essere considerati “anormali”, o se sono dei semplici errori che sono “normali” nei bambini piccoli. Un metodo grossolano di valutazione della pronuncia è considerare che generalmente un bambino a 3 anni pronuncia correttamente m, n, ng, b, p, t, q e d , a 4 anni pronuncia in modo corretto f, c, sc, gn e z , e a 5 anni s e r .

Un bambino con il disturbo della fonazione, inoltre, non presenta anomalie fisiche che potrebbero essere la causa del malfunzionamento linguistico.

Per stabilire la presenza o meno di un disturbo della fonazione è tuttavia necessario rivolgersi a persone competenti in grado di effettuare una diagnosi seria ed accurata.

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Cause

Le cause del disturbo della fonazione sono varie e possono riguardare problemi perinatali, una compromissione dell'udito o anche delle anomalie strutturali o meccaniche. Una frequenza elevata di questo disturbo, inoltre, è stata riscontrata in bambini appartenenti a famiglie numerose o con basso livello socio-culturale, suggerendo che un possibile fattore predisponente sia l'inadeguatezza degli stimoli linguistici provenienti dall'esterno. Molti bambini con questo disturbo, infine, presentano in famiglia un parente che a sua volta ha un disturbo simile, indicando la possibile presenza di una componente genetica nel determinare il disturbo stesso.

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Conseguenze

Le difficoltà fonatorie interferiscono con la prestazione scolastica e con la comunicazione sociale. Esse, inoltre, possono comportare l'insorgenza di altri disturbi del linguaggio e favorire la strutturazione di problematiche emotive e comportamentali, fino allo sviluppo di un disturbo di altro genere come, ad esempio, il disturbo da deficit di attenzione e iperattività , il disturbo d'ansia di separazione , i disturbi dell'adattamento ed i disturbi depressivi .

Differenti tipi di trattamento

Tra le varie forme di intervento utili per trattare questo disturbo vi sono: il trattamento logopedico, il parent training ( psico-educazione per i familiari) , la terapia di sostegno psicologico e la terapia di gruppo.

Il trattamento logopedico interviene direttamente sulle difficoltà di pronuncia del bambino; le terapie psicologiche, invece, sono utili per migliorare le strategie di relazione utilizzate dai bambini affetti da questo disturbo, al fine di potenziare favorire la messa in atto di attività prosociali e l'interazione sociale.

Trattamento cognitivo-comportamentale

La psicoterapia cognitivo-comportamentale è una delle forme di terapia psicologiche che possono essere utilizzate per la cura di questo disturbo. I programmi di psicoterapia cognitivo-comportamentale sono volti a trattare i problemi di natura emotiva e comportamentale, con particolare attenzione al miglioramento dell'immagine che il bambino ha di se stesso, al potenziamento delle abilità sociali e alla gestione dell'isolamento sociale.

L'approccio cognitivo-comportamentale prevede anche colloqui di sostegno per i genitori come modalità finalizzata alla riduzione delle tensioni familiari, alla comprensione del funzionamento del disturbo da parte dei genitori, in modo da evitare che ne venga colpevolizzato il bambino, e all'apprendimento di strategie relazionali utili al processo di cura.

 

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