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Il disturbo della Lettura o Dislessia
Che cos’è
Il disturbo della lettura , o dislessia , è un disturbo caratterizzato da un livello di capacità di leggere che risulta inferiore a quello che ci si attenderebbe in relazione all'età, al grado di istruzione ed al livello di intelligenza del bambino. Queste difficoltà interferiscono in modo significativo con l'apprendimento scolastico e con le attività della vita quotidiana in cui è necessario adoperare l'abilità della lettura.
Circa il 4% dei bambini in età scolare negli Stati Uniti soffre di questo disturbo, mentre negli altri paesi, in cui sono utilizzati criteri più stretti, risulta essere presente in un'incidenza minore.
Come si manifesta
La dislessia è di solito evidente intorno ai 7 anni, età generalmente tipica della seconda elementare, anche se può essere evidente già a partire dalla prima elementare. Spesso può accadere che nelle prime due classi elementari il bambino riesca a compensare il disturbo mediante l'uso della memoria e dell'intuizione, in particolar modo quando esso è associato ad elevati livelli di intelligenza.
I bambini con questo disturbo generalmente fanno molti errori quando leggono ad alta voce, errori che sono caratterizzati da omissioni, aggiunte e distorsioni delle parole e che sono dovuti alla difficoltà di distinguere i caratteri e le dimensioni delle lettere stampate, soprattutto tra quelle più simili. Anche la velocità nella lettura appare rallentata e spesso è accompagnata da una scarsa comprensione di quanto letto. La lettura può avvenire iniziando a leggere una parola a metà o alla fine di una frase o invertendo le lettere da leggere a causa di una scarsa capacità di seguire lo schema di lettura da sinistra verso destra.
Un'interessante prospettiva da cui guardare al disturbo della lettura, come agli altri disturbi dell'apprendimento, è quello che viene definito “approccio modulare”. Ovvero, l'abilità di lettura può essere considerata come costituita da molteplici competenze, ciascuna delle quali può essere più o meno sviluppata; la dislessia può essere quindi caratterizzata da una difficoltà nell'utilizzo di una o più di tali competenze.
Queste competenze sono:
- la componente logografica, ossia la capacità di differenziare visivamente i segni grafici, che consiste nel riconoscere visivamente le singole lettere dell'alfabeto o segni grafici o grafemi;
- la componente alfabetica, cioè l'abilità di fusione fonemica ovvero la capacità di mantenere nella memoria una serie di fonemi per fonderli e ricavare da ciò una parola;
- la componente ortografica, che è costituita dalla capacità di corrispondenza grafemi-fonemi, ossia l'abilità di assegnare a ciascun grafema (segno) il fonema (suono) corrispondente;
- la componente lessicale, cioè la capacità di elaborare informazioni linguistiche complesse, come, ad esempio, l'abilità di decodificare le parole, comprenderle e utilizzare la sintassi in modo corretto e veloce.
Come riconoscere la dislessia
Non tutti bambini che presentano difficoltà nella lettura sono affetti da dislessia. Prima di tutto, è necessario distinguere i sintomi di questo disturbo dalle normali variazioni nei risultati scolastici che possono presentare tutti bambini e dalle difficoltà scolastiche dovute, ad esempio, alla mancanza di opportunità o ad un insegnamento scadente o ad ulteriori fattori culturali e psicologici. É opportuno, per questo, misurare capacità di lettura mediante dei test standardizzati somministrati individualmente e rivolgersi a persone competenti in grado di effettuare una diagnosi seria ed accurata.
Difficoltà nella lettura, inoltre, possono essere presenti anche in altri disturbi. La dislessia, ad esempio, può essere confusa con il ritardo mentale , dove la lettura è una delle abilità sviluppate in grado inferiore rispetto all'età, oppure con il disturbo generalizzato dello sviluppo o con i disturbi della comunicazione. Ciò non toglie, tuttavia, che la dislessia possa essere diagnosticata in concomitanza con questi disturbi, quando la difficoltà nella lettura è superiore a quanto previsto in relazione alla gravità dei sintomi di suddetti disturbi, e che possa coesistere con altre patologie, come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività , il disturbo della condotta ed i disturbi depressivi , in particolare nei bambini più grandi e negli adolescenti. Anche il disturbo del calcolo e il disturbo dell'espressione scritta insorgono molto frequentemente in associazione con il disturbo della lettura.
Cause
Sono molte le teorie che propongono delle ipotesi circa le cause della dislessia. Alcune ipotesi etiologiche, ad esempio, pongono l'accento sui processi di codificazione e di memoria che si presenterebbero deboli in questi bambini, altre sulla causalità genetica, data la maggiore frequenza di parenti di primo grado affetti da dislessia nei bambini dislessici, rispetto alla popolazione generale. Altre teorie, invece, si sono focalizzate sulla presenza nei dislessici dell'inversione dell'asimmetria cerebrale tipica dei soggetti mancini, data la frequente associazione tra mancinismo e dislessia, o sulle simmetrie abnormi nei lobi temporale o parietale dei soggetti con questo disturbo. Ci sono anche studi di ricerca che attribuiscono la dislessia a lievi difetti visivi o uditivi. Secondo altri studiosi, inoltre, il disturbo della lettura può essere dovuto alla presenza di disturbi psicologici preesistenti. Anche complicazioni prenatali, lesioni cerebrali, ed uno stato di malnutrizione sono stati ipotizzati come cause della dislessia.
Conseguenze
Alla maggior parte dei bambini con disturbo della lettura non piace leggere e la lettura può essere accompagnata da stati di ansia, vergogna, umiliazione e frustrazione dovuti ai continui fallimenti. Queste emozioni tendono a divenire più intense man mano che il bambino cresce e nei bambini più grandi possono tramutarsi in intensa rabbia e depressione. Il disturbo crea anche notevoli compromissioni nell'apprendimento scolastico e nella vita sociale; anche il senso del proprio valore personale risente di queste difficoltà, tanto che l'autostima di questi bambini tende ad essere prevalentemente negativa.
Differenti tipi di trattamento
Il trattamento del disturbo della lettura presuppone un approccio educativo specializzato, che si ponga come obiettivo il miglioramento delle componenti interne all'abilità di lettura che risultano non efficienti. Esistono tecniche specifiche per ciascuna delle componenti.
Per migliorare la capacità di differenziare visivamente i segni grafici, ad esempio, il trattamento può prevedere l'impiego di diversi programmi centrati su specifiche tecniche come, ad esempio, un programma focalizzato sulla ricerca visiva di lettere e sillabe. Per quanto riguarda la capacità di fusione fonetica, il trattamento può prevedere l'impiego di tecniche volte a sviluppare abilità nel confrontare, ricordare ed individuare i fonemi. Ad esempio, si può chiedere al bambino di individuare quale parola, tra tre parole presentate, non inizia con un dato fonema, oppure quale parola rimane una volta omesso il primo fonema, e così via. La capacità di corrispondenza grafemi-fonemi può essere trattata, invece, mediante esercizi che prevedono, ad esempio, l'abbinamento di una lettera alla figura che la rappresenta, per poi andare gradualmente a trasformare la figura nella lettera dell'alfabeto. Lo stesso può essere fatto associando un segno grafico ad esercizi corporei attraverso attività di imitazione corporea delle singole lettere. Il miglioramento della capacità di elaborare informazioni linguistiche complesse, che serve al raggiungimento della correttezza e della velocità nei compiti, infine, può prevedere esercizi volti a decodificare le parole, comprenderle, utilizzare adeguatamente la sintassi.
Come per ogni disturbo, tuttavia, l'efficacia del trattamento dipende da una varietà di fattori che, combinandosi tra loro, possono rallentare ed inibire la cura o, al contrario, facilitarla. I fattori che possono influenzare il processo di cura sembrano essere:
- la gravità del disturbo e il livello di compromissione di altri aspetti della vita scolastica, sociale ed emotiva del bambino;
- la motivazione al cambiamento da parte dell'alunno, quanto egli è consapevole del proprio problema, quanto ritiene che le proprie difficoltà dipendano da sé e quanto è disposto a farsi aiutare;
- la durata e la frequenza del trattamento, poiché questo disturbo si cura con molto tempo e con molte risorse, a differenza di quanto spesso desidererebbero molti genitori o insegnanti, che possono presentare l'aspettativa di vedere risolto il problema del bambino in breve tempo;
- il tipo di trattamento, vale a dire quanto esso è mirato alla causa del problema e con quanta correttezza viene svolto.
È possibile associare al trattamento educativo altre forme di cura come il sostegno agli insegnanti e/o la psicoterapia individuale, la psicoterapia di gruppo ed il parent training ( psico-educazione per i familiari). Queste forme di terapia psicologica sono volte a sviluppare un'autostima positiva nel bambino con disturbo della lettura e a trattare gli stati ansiosi o depressivi ad esso collegati.
Trattamento cognitivo-comportamentale
La psicoterapia cognitivo-comportamentale è una delle forme di terapia che sono utilizzate per la cura di questa patologia.
I programmi di psicoterapia cognitivo-comportamentale sono volti ad affrontare le problematiche psicologiche sorte in seguito al disturbo e che possono a loro volta rinforzare il disturbo stesso. La demotivazione scolastica, ad esempio, può stimolare nel bambino condotte di evitamento che rinforzano le sue difficoltà nella lettura. Tra le cause della motivazione scolastica ci sono gli scarsi risultati, ma anche il fatto di essere ritenuti gli unici responsabili della difficoltà incontrata. Può essere ridotta, quindi, aumentando il rendimento (vedi “differenti tipi di trattamento”) e/o facendo in modo che il bambino comprenda che le difficoltà scolastiche sono indipendenti dalla volontà e dall'impegno che può mettere nello studio. Oltre a ciò, risulta utile la realizzazione di programmi di psicoterapia finalizzati a migliorare capacità quali, ad esempio, la pianificazione del lavoro in vista del raggiungimento di uno scopo, la valutazione realistica dei propri mezzi e delle difficoltà dei compiti mentre si raggiunge uno scopo, la tolleranza della frustrazione e degli stati emotivi spiacevoli connessi all'impegno scolastico. Anche una valorizzazione di se stesso ed un lavoro centrato sul potenziamento dell'autostima possono favorire il trattamento della demotivazione scolastica.
Più specificamente, il trattamento cognitivo-comportamentale mira alla gestione della demotivazione scolastica, alla regolazione dell'autostima e dell'aggressività e al superamento delle difficoltà nelle relazioni con i coetanei.
Un lavoro di sostegno e di psicoeducazione rivolto ai genitori e alla famiglia può, inoltre, consentire di un miglioramento delle condizioni esterne di vita del bambino e facilitare il processo di cura di questo disturbo.

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