Il Ritardo Mentale

Che cos’è

La caratteristica principale del ritardo mentale è rappresentata dalla presenza di un funzionamento intellettivo significativamente inferiore alla media a cui si accompagnano limitazioni significative nel funzionamento affettivo, sociale e scolastico del bambino o adolescente. Il ritardo mentale può essere: lieve, moderato, grave, profondo.
Si parla di ritardo mentale se l’esordio avviene prima dei 18 anni.

Come si manifesta

Solitamente un bambino con ritardo mentale giunge all’osservazione di uno psicologo o un neropsichiatra infantile poiché manifesta una bassa capacità di adattamento (o funzionamento adattivo), cioè presenta una bassa autonomia personale (rispetto alla capacità di autonomia che di solito è prevista per la sua stessa fascia di età e per il gruppo sociale a cui appartiene) e non sa far fronte alle difficoltà che gli si presentano. Il funzionamento adattivo, tuttavia, può essere influenzato non solo dal quoziente intellettivo ma anche da altri fattori (es. fattori di personalità, altri disturbi mentali) che possono essere presenti nei soggetti con ritardo mentale. In base alla gravità del disturbo vi possono essere vari livelli di limitazioni nelle capacità di adattamento. Le aree che possono essere interessate sono: la cura della persona, la comunicazione, la vita familiare, le capacità sociali e interpersonali, la capacità di provvedere a se stesso e alla propria salute, il profitto scolastico, il lavoro, il tempo libero, la sicurezza della propria persona e la capacità di utilizzare delle risorse nella comunità.
La caratteristica principale del ritardo mentale rimane, tuttavia, la presenza di un funzionamento intellettivo significativamente al di sotto delle abilità (es. abilità di ragionamento) ritenute adatte per una data età. Il funzionamento intellettivo viene chiamato quoziente di intelligenza (QI o equivalenti del QI) ed è valutato tramite l’uso di uno o più test di intelligenza standardizzati che sono somministrati al bambino individualmente (es. Scala di Intelligenza Wechsler per i Bambini - III Ed. e Stanford Binet - IV Ed.).
Il ritardo mentale di solito viene considerato come il risultato finale di vari processi disfunzionali che agiscono sul funzionamento del sistema nervoso centrale.
Il ritardo mentale può essere:  lieve, moderato, grave, profondo, ritardo mentale non altrimenti specificato (N.A.S.).

Ritardo mentale lieve (QI compreso tra 50 e 70)

Rappresenta la maggioranza dei ritardi mentali (85%). Da un punto di vista educativo viene definito “recuperabile”. I bambini affetti da un ritardo mentale lieve sviluppano competenze sociali e comunicative in età prescolare, hanno modeste difficoltà nell’area sensomotoria e spesso non sono distinguibili dagli altri coetanei fino ad un’età superiore. Riescono a raggiungere facilmente la quinta elementare ed un livello di apprendimento corrispondente alla prima e alla seconda media. Da adulti, di solito, riescono a badare a se stessi, ma possono necessitare di un aiuto e di una guida in situazioni inusuali.

Ritardo mentale moderato (QI compreso tra 35/40 e 50/55)

Rappresenta il 10% circa dei ritardi mentali. La maggior parte dei soggetti acquisisce competenze comunicative nella prima infanzia e, con moderata supervisione, è in grado di badare a sé. Trae giovamento da un insegnamento per competenze sociali e occupazionali, ma difficilmente arriva ad un apprendimento superiore alle prime classi elementari. Durante l’adolescenza, a causa delle difficoltà incontrate nel riconoscere ed accettare le convenzioni sociali, i soggetti con ritardo mentale moderato possono avere difficoltà nei rapporti con i coetanei. Da adulti possono svolgere lavori semplici in comunità protette.

Ritardo mentale grave (QI compreso tra 20/25 e 35/40)

Rappresenta il 3-4 % dei ritardi mentali. I soggetti con ritardo mentale grave raggiungono un linguaggio molto approssimato o non lo raggiungono affatto. Nella scuola dell’obbligo possono imparare a parlare e a svolgere compiti elementari, come apprendere l’alfabeto e contare. Da adulti possono essere in grado di svolgere attività semplici in strutture strettamente supervisionate.

Ritardo mentale profondo (QI uguale a 20/25)

Rappresenta circa l’1-2% dei ritardi mentali. La maggior parte dei soggetti con questo tipo di ritardo mentale presenta malattie neurologiche non identificate. Nella prima infanzia possono migliorare le funzioni senso-motorie, specie se inseriti in gruppi altamente strutturati con supervisione costante.

Ritardo mentale non altrimenti specificato (N.A.S.)

Comprende quei bambini con deficit multipli di cui è difficile valutare il livello di insufficienza mentale, presumibile soltanto attraverso l’osservazione esterna.

Il decorso del disturbo dipende dalla gravità, dalle cause e dal modello operativo di intervento. Soprattutto in presenza di ritardi mentali di entità lieve, l’intervento precoce risulta fondamentale per consentire un recupero maggiore delle funzioni deficitarie. I problemi di adattamento sono i più soggetti a miglioramento.
Non esiste un assetto di personalità tipico del ritardo mentale. Alcuni bambini sono passivi, placidi e dipendenti, mentre altri possono essere aggressivi e impulsivi; ciò capita soprattutto se il bambino non parla, per cui l’impulsività sostituisce le performance comunicative.

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Come riconoscere il ritardo mentale

Le capacità cognitive del soggetto vengono valutate e stimate tramite l’utilizzo di test di intelligenza.
La diagnosi e la scelta del test da utilizzare sono effettuate da personale specializzato (psicologi dell’età evolutiva e neuropsichiatri infantili) in relazione ai seguenti fattori: estrazione socio-culturale, sviluppo linguistico, handicap comunicativi, motori e/o sensoriali riscontrati nel bambino o nell’adolescente.
Per poter affermare che quel bambino o adolescente è affetto da ritardo mentale occorre che siano rispettate alcune condizioni:

  • le funzioni intellettive devono essere significativamente inferiori o uguali ad un quoziente intellettivo (QI) con valore inferiore a 70; nei lattanti, invece, la valutazione delle funzioni intellettive è effettuata mediante il giudizio clinico;
  • una compromissione significativa in alcune aree che riguardano la capacità di adattamento del bambino (es. la cura della persona, la comunicazione, la vita familiare, le capacità sociali e interpersonali, la capacità di provvedere a se stesso e alla propria salute, il profitto scolastico, il lavoro, il tempo libero, la sicurezza della propria persona e la capacità di utilizzare delle risorse nella comunità);
  • l’età di insorgenza deve essere collocabile nella fascia 0-18 anni.

Gli studi scientifici indicano che soggetti affetti da ritardo mentale manifestano la presenza concomitante di altri due o più disturbi in misura tre o quattro volte più elevata rispetto alla popolazione generale. Più frequentemente, con il ritardo mentale si riscontra la presenza del disturbo da deficit di attenzione ed iperattività, dei disturbi dell’umore, dei disturbi pervasivi dello sviluppo, dei disturbi da movimenti stereotipati e di altri disturbi mentali dovuti a condizioni mediche (ad es. traumi che sfociano in demenze).
Alcune manifestazioni presenti in questo tipo di disturbo, infine, si possono ritrovare anche in altre patologie; ad esempio il ritardo mentale grave e medio può presentare degli aspetti in comune con i disturbi generalizzati dello sviluppo (es. disturbo autistico, sindrome di Asperger), mentre il ritardo mentale lieve potrebbe essere confuso con un disturbo dell’apprendimento. È, quindi, necessario rivolgersi a persone competenti che possano fare una diagnosi seria ed accurata.

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Cause

Alla base di questo disturbo ci sono numerosi fattori sia di ordine organico che relazionale.
Tra i fattori di rischio troviamo:

  • fattori genetici,
  • la salute fisica, psicologica e nutrizionale della madre durante la gravidanza; ad esempio, alcune  malattie croniche della madre, o l’abuso di alcool e droghe, possono influenzare il normale sviluppo del sistema nervoso centrale del feto;
  • fattori perinatali come la nascita prematura ed un basso peso alla nascita possono comportare un compromissione neurologica ed intellettiva, come anche le emorragie intracraniche o ischemie cerebrali;
  • la presenza di una lesione cerebrale nei primi anni di vita in seguito alla quale il soggetto può aver subito una serie di alterazioni neurobiologiche;
  • infezioni come l’encefalite e la meningite;
  • una grave carenza sul piano degli scambi con l’ambiente (es. di ordine sensoriale, affettivo); una carenza di questo tipo può indurre, infatti, alterazioni dello sviluppo psichico della persona, che si possono riflettere anche sullo sviluppo somatico e sulla maturazione neurologica.

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Conseguenze

Le conseguenze sul piano sociale, affettivo, scolastico o lavorativo variano a seconda della gravità del disturbo. In generale, i soggetti con ritardo mentale presentano bassa capacità di socializzazione, difficoltà nel far fronte ai compiti scolastici ed una ristretta autonomia comportamentale.
Se non trattato, il ritardo mentale potrebbe anche comportare un deterioramento delle capacità intellettive possedute dal soggetto.

Differenti tipi di trattamento

I trattamenti che risultano utili per il ritardo mentale sono:

  • interventi di tipo educazionale volti ad esercitare le capacità adattative, le capacità sociale e le attitudini lavorative nonché il miglioramento della qualità di vita;
  • parent training o interventi di tipo psico-educazionale per genitori volti ad aumentare nei genitori la consapevolezza dei limiti del paziente, la competenza nel sostenerlo ed aiutarlo e la capacità di gestire i propri sentimenti di colpa, disperazione, angoscia e rabbia riguardo alla condizione del paziente e alle prospettive future della sua vita;
  • terapia occupazionale volta ad incrementare le occasioni di intraprendere attività concrete, con lo scopo di migliorare l’autonomia del bambino o dell’adolescente;
  • terapia psicoanalitica utilizzata per ridurre i conflitti interni causati da aspettative che provarono ansia, rabbia e depressione;
  • trattamento farmacologico volto a contenere e ridurre stati di aggressività, comportamenti autolesivi, movimenti stereotipati e stati di disattenzione ed iperattività.

Trattamento cognitivo-comportamentale

Il trattamento cognitivo-comportamentale per il ritardo mentale prevede, sul piano comportamentale, il miglioramento del comportamento sociale ed il controllo e la diminuzione di comportamenti aggressivi e distruttivi, mediante tecniche comportamentali volte a rinforzare i comportamenti desiderati e a punire quelli inopportuni. Sul piano cognitivo, lo scopo è quello di promuovere le competenze che il bambino possiede, in modo da potenziarle ed evitarne il deterioramento, e l’acquisizione di nuove abilità di fronteggiamento dei problemi.
In ambito cognitivo-comportamentale è previsto anche l’impiego di altre forme di trattamento come la terapia farmacologica, la terapia occupazionale ed il parent traning.

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Il trattamento cognitivo-comportamentale

La psicoterapia cognitivo-comportamentale costituisce il trattamento psicoterapeutico più indicato per bambini, adolescenti e adulti che soffrono di DOC. Come ogni trattamento di tipo cognitivo-comportamentale si avvale di tecniche cognitive e di tecniche comportamentali.
Le tecniche cognitive servono per stimolare nel paziente il riconoscimento e la regolazione di certi  meccanismi mentali che sono alla base del disturbo.
La storia di apprendimento del disturbo sarà raccolta in diverse fasi del trattamento per favorire la comprensione della propria sofferenza. In questo modo è possibile ridimensionare la sensazione di anormalità che solitamente queste persone provano; certi comportamenti, infatti, possono apparire agli occhi del paziente stesso come una follia incomprensibile e spaventosa.
Gli interventi di tipo cognitivo, inoltre, agiscono su quei processi di pensiero che sono responsabili del mantenimento del disturbo, tra cui: i tentativi di controllo del pensiero, tipici degli ossessivi, l’incapacità di tollerare il rischio, il timore esagerato di essere responsabili o colpevoli di eventuali catastrofi a causa di disattenzioni o errori. In questo modo, chi soffre di questa patologia impara a dare il giusto peso ai pensieri negativi. Quasi tutte le persone ossessive ritengono, infatti, che avere certi pensieri negativi sia di per se pericoloso o moralmente deplorevole aumentando così il timore di averli.
La terapia cognitiva serve, inoltre, a far capire al paziente le ragioni (intervento psico-educazionale e motivazionale) per cui dovrebbe fare ciò che tutti i familiari gli chiedono e che non riesce a fare, cioè imparare ad accettare le sensazioni spiacevoli generate dall’ansia e a impegnarsi gradatamente a non mettere in atto gli evitamenti e i rituali.
La tecnica più indicata per la cura del disturbo ossessivo-compulsivo è, infatti, l’esposizione con prevenzione della risposta (o exposure and response-preventionE/RP), che costituisce la parte comportamentale del trattamento. Essa consiste nell’esporre gradatamente il paziente al pensiero, immagine o evento temuto e nel fare in modo che resista all’impulso di compiere il cerimoniale. La procedura E/RP generalmente è accompagnata dall’utilizzo del modeling; il terapeuta, cioè, mostra alla persona con disturbo ossessivo-compulsivo il comportamento da eseguire. Ad esempio, il terapeuta tocca un oggetto temuto, come la base di una borsa o le scarpe, si passa le mani sui capelli o sui vestiti e chiede al paziente di ripetere tali azioni. Il terapeuta non forzerà  nessun esercizio che non sia stato prima concordato.
Il soggetto si renderà conto, così, che l’ansia si placa anche senza eseguire i rituali, solo più lentamente. I comportamenti di neutralizzazione sono, infatti, il risultato di una storia di apprendimento sfortunata e si possono disimparare e sostituire con altri comportamenti. Questo cambierà gradualmente la valutazione del pericolo e attenuerà l’ansia.
La prima regola del trattamento è quindi quella di “evitare di evitare”, questo principio e alla base degli esercizio di esposizione graduata e di prevenzione della risposta.
Sarà necessario, inoltre, interrompere gradualmente qualunque forma richiesta di rassicurazione imparando a gestire la momentanea ansia associata ai pensieri ossessivi.

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