Che cos’e’ la sindrome di Asperger

La sindrome di Asperger (AS) è un disturbo appartenente alla categoria diagnostica dei disturbi pervasivi dello sviluppo ed caratterizzata principalmente da grosse difficoltà nell’interazione sociale e dalla presenza di interessi molto circoscritti e peculiari per intensità e tipologia.
Pur avendo difficoltà simili a quelle delle persone con autismo (un altro disturbo che appartiene alla categoria dei disturbi pervasivi dello sviluppo), le persone con sindrome di Asperger non presentano ritardi intellettivi e linguistici tipici dell’autismo.
Tale diagnosi è stato introdotta nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali solo nella sua quarta edizione (DSM-IV) del 1994; per questo motivo è da poco tempo che i clinici hanno incominciato a riconoscerne i sintomi e a promuovere interventi per individui con queste difficoltà. In passato, infatti, le caratteristiche che distinguono il disturbo sono state interpretate come “particolarità caratteriali” e non è stata riconosciuta la vera natura del disagio di queste persone.
Il disturbo risulta essere molto più frequente nei maschi che nelle femmine (almeno cinque volte tanto). Mancano dati certi su quanto questo disturbo sia diffuso nella popolazione generale.


Come si manifesta

La sindrome di Asperger è definita da difficoltà relative a tre diverse aree.
Interazione sociale
Gli individui affetti da AS sono spesso socialmente isolati, si definiscono come dei “solitari”, sebbene possano mostrare interesse verso le amicizie e le interazioni sociali. Questi desideri sono però sempre frustrati perché i loro approcci risultano goffi e inappropriati, e spesso vengono accusati di insensibilità verso i sentimenti altrui o di formalismo. Questi comportamenti derivano dalla grande difficoltà di queste persone nel capire le situazioni sociali e nel cogliere la tonalità emotiva delle interazioni; le situazioni sociali risultano perciò confuse, prive di senso o fonte di grande ansia. Per ridurre l’ansia le persone con Asperger cercano di affrontare le interazioni affidandosi a regole di comportamento molto precise e razionali, che però mancano di spontaneità e intuizione.
Modelli comunicativi
Sebbene il linguaggio degli individui con AS normalmente non è compromesso, spesso presenta delle caratteristiche peculiari. Ad esempio, vengono spesso accusati di “parlare troppo” e, soprattutto, di essere monotematici (tendono a parlare dei propri interessi che spesso sono poco condivisibili con gli altri). Fanno molta fatica a seguire il ritmo della conversazione, specie se si tratta di conversazioni spontanee e non tematizzate (le chiacchiere da bar), spesso si introducono in modo non appropriato nel discorso e fanno fatica a mantenere viva la conversione fornendo dei contribuiti adeguati per rilevanza, tempistica e modo. Hanno difficoltà a interpretare gli aspetti non verbali della comunicazione (ossia gesti, intonazione della voce, espressioni facciali) e il loro eloquio spesso manca di questi elementi (il tono di voce è monotono e hanno una ridotta espressività). Tendono inoltre a interpretare in modo letterale ciò che viene detto e non colgono il significato di frasi indirette, ironiche o metaforiche.

Abilità particolari isolate e interessi circoscritti

Tipica dei soggetti con sindrome di Asperger è la tendenza ad accumulare informazioni su un unico argomento molto circoscritto (es. nomi di stelle, informazioni meteorologiche, date storiche, nomi di microrganismi) e spesso insolito, non interessante per le altre persone. Queste attività li occupano per buona parte delle loro giornate e vengono perseguite in modo ossessivo. L’argomento di interesse può cambiare nel tempo, dominando le loro conversazioni e spesso coinvolgendo l’intera famiglia.
A queste caratteristiche, spesso si aggiunge la presenza di un impaccio motorio ed un ritardo nell’acquisizione di certe abilità motorie quali l’andare in bicicletta, afferrare una palla, aprire barattoli, ecc..


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Come capire se si ha la sindrome di Asperger

Le persone affette dalla sindrome di Asperger riscontrano, sin dall’infanzia, marcate ed evidenti difficoltà riconoscibili come:

  • grosse difficoltà nella comprensione delle situazioni sociali e conseguente tendenza ad affrontarle affidandosi a rigide e stereotipate regole di comportamento, che però spesso risultano inadeguate e generano frustrazione e sensazioni di fallimento;
  • capacità empatica molto ridotta, caratterizzata da intellettualizzazione degli affetti e concomitante assenza di comprensione intuitiva dei messaggi affettivi degli altri, da cui deriva una profonda incapacità ad instaurare relazioni ed amicizie soddisfacenti;
  • uso peculiare del linguaggio, spesso caratterizzato da iperlessia e monotematicità ma non indirizzato allo scambio reciproco e contrassegnato da incapacità nell’interpretare gli aspetti non verbali (intonazione, gestualità) e pragmatici (ironie, metafore) dell’interazione;
  • interessi personali molto circoscritti e inconsueti, a cui la persona si dedica con eccessiva dedizione al punto da destinarci la maggior parte dell’attenzione ed energia.

Alcuni sintomi presenti in questo disturbo, inoltre, si possono ritrovare anche in altre patologie, è quindi necessario rivolgersi a persone competenti che possano fare una diagnosi seria ed accurata. Per poter diagnosticare la sindrome di Asperger, è necessario, ad esempio, escludere la presenza di un altro disturbo pervasivo dello sviluppo con cui condivide alcuni aspetti. La diagnosi differenziale riguarda innanzitutto l’autismo ad alto funzionamento, che è caratterizzato, però, da deficit sociali e comunicativi più gravi rispetto alla sindrome di Asperger, dalla presenza di manierismi motori e da una prognosi più infausta.
La sindrome d'Asperger deve essere ugualmente distinta dal disturbo ossessivo-compulsivo e dal disturbo schizoide di personalità. La sindrome d'Asperger e il disturbo ossessivo-compulsivo hanno in comune la presenza di modi di comportamento ripetitivi e stereotipati. Nella sindrome d'Asperger, tuttavia, compare un'alterazione qualitativa e globale dell'interazione sociale e un ambito più ristretto d'interessi e d'attività. A differenza del disturbo di personalità schizoide, caratterizzato anch’esso da isolamento sociale, rigidità di pensiero e di abitudini e da uno stile di comunicazione inusuale, la sindrome d'Asperger si caratterizza, invece, per un’alterazione più severa dell’interazione sociale, la presenza di interessi insoliti e goffaggine motoria.
10 domande sintetizzano le caratteristiche del disturbo.


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Cause

Il problema delle cause della sindrome di Asperger, così come del disturbo autistico, non è ancora stato risolto.
Esistono ormai abbondanti prove sulle origine genetica del disturbo, tuttavia non sono ancora stati individuati tutti i geni che potrebbero essere coinvolti nell’insorgenza del disturbo. I ricercatori sono attualmente più favorevoli nell’ipotizzare un’origine multifattoriale. E’ molto improbabile che esista un solo gene responsabile del disturbo quanto piuttosto una trasmissione poligenetica.

Conseguenze

I pazienti affetti da sindrome d’Asperger presentano una rilevante compromissione della vita relazionale ed affettiva.
Da un punto di vista relazionale, la difficoltà di comprendere e agire spontaneamente le regole che governano le interazioni sociali porta i pazienti con Asperger ad evitare le occasioni sociali o a viverle come fonte di grande ansia e di confusione. In generale preferiscono attività solitarie o scambi a due.
Più facilmente riescono ad instaurare una relazione con persone più grandi di loro in grado di sopperire alla scarsa flessibilità e alla mancata reciprocità tipica delle loro comunicazioni. Durante l’età dello sviluppo sono spesso oggetto di episodi di bullismo da parte dei compagni ai quali non riescono generalmente a reagire o a cui rispondono con manifestazioni di intensa aggressività. Molto spesso, a conseguenza di questi difficili rapporti con i coetanei, sviluppano una estrema sensibilità alle prese in giro e agli scherzi che tendono ad interpretare in modo malevolo.
Da un punto di vista affettivo, queste persone mostrano grandi difficoltà ad esprimere emozioni di affetto e di attenzione nei confronti degli altri, e difficilmente riescono a instaurare una buona reciprocità nelle relazioni. Per questo difficilmente riescono a costruirsi delle relazioni affettive importanti e una vita autonoma rispetto alla famiglia d’origine
Rispetto alle attività lavorative, anche nel caso di individui con SA con un buon curriculum scolastico, cosa che non sempre accade, essi presentano grosse difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro. Le difficoltà comunicative e le bizzarrie nel comportamento rendono difficile fronteggiare i colloqui di lavoro e l’interazione con i colleghi. I problemi attenzionali che spesso accompagnano il disturbo rendono inoltre molto faticoso il coinvolgimento in un lavoro a tempo pieno.


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Differenti tipi di trattamento

Per il trattamento della sindrome di Asperger esistono ancora pochi protocolli d’intervento di riconosciuta efficacia. La scarsità di modelli d’intervento è dovuta alla rarità del disturbo, alla recente definizione diagnostica e alla maggior attenzione, da parte degli studiosi, alle cause biologiche del disturbo piuttosto che al trattamento delle sue conseguenze.  Gli interventi disponibili sono spesso focalizzati su aspetti specifici del disturbo che riguardano maggiormente i sintomi secondari piuttosto che la triade di comportamenti problematici descritti sopra.
L’intervento farmacologico include generalmente l’uso di farmaci serotoninergici (fluoxetina): migliora depressione, compulsioni e comportamenti aggressivi. L’aloperidolo: migliora ritiro sociale, iperattività e comportamenti aggressivi. E’ stato anche proposto l’utilizzo di antipsicotici (soprattutto risperidone) che migliora le funzioni sensomotorie, irritabilità, aggressività e stereotipie motorie.
Tutti questi trattamenti sono preferibilmente da integrare con interventi educativi e comportamentali, nessuno di loro influisce sulle caratteristiche salienti del disturbo.
Le difficoltà comunicative e sociali degli individui con AS rendono molto frustrante e molto difficile per i genitori proporre un modello educativo che favorisca le potenzialità di questi individui e riduca i comportamenti problematici. Per questo motivo sono oggi disponibili diversi interventi di parent training che informano i care-giver sulle caratteristiche del disturbo e forniscono valide strategie comportamentali per fronteggiare specifici comportamenti problematici.


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Il trattamento cognitivo-comportamentale

Alcuni interventi di carattere comportamentale hanno proposto specifici modelli di apprendimento strutturato che permettano di ridurre gli ostacoli all’apprendimento e di potenziare le risorse cognitive di ragazzi con AS. Altri interventi di tipo cognitivo-comportamentale si sono dimostrati efficaci nella riduzione di sintomi secondari quali la forte ansia o i comportamenti aggressivi.
Recentemente molti degli sforzi in campo riabilitativo si sono concentrati sullo sviluppo di interventi multimediali per potenziare alcune specifiche capacità sociali tipiche delle persone con Asperger. Solo per fornire alcuni esempi esistono attualmente software per favorire la comprensione delle espressioni emotive dei volti e del tono di voce o la capacità di capire i pensieri alla base degli altrui comportamenti altrui. Questo tipo d’interventi ha il vantaggio di sfruttare alcune abilità delle persone affette dalla sindrome, quali l’amore per le tecnologie e la comunicazione mediata da calcolatore e la predilezione per le regole esplicite l’analisi del comportamento.
L’ approccio cognitivo-comportamentale prevede, inoltre, un tipo di trattamento, il social skills training, che si propone di insegnare le abilità sociali che risultano insufficienti e/o assenti nei soggetti con sindrome di Asperger. Le abilità sociali sulle quali si strutturano tali interventi sono diverse: capacità di relazione interpersonale, capacità di autonomia nella gestione della quotidianità,  miglioramento nella gestione del comportamento e specifici problemi gestionali presenti in conseguenza al disturbo presente.
L’elemento positivo di tali interventi è che vengono generalmente svolti in gruppo e forniscono perciò già nella loro formato un’occasione di incontro e di socializzazione per persone generalmente molto isolate.


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Il trattamento cognitivo-comportamentale

La psicoterapia cognitivo-comportamentale costituisce il trattamento psicoterapeutico più indicato per bambini, adolescenti e adulti che soffrono di DOC. Come ogni trattamento di tipo cognitivo-comportamentale si avvale di tecniche cognitive e di tecniche comportamentali.
Le tecniche cognitive servono per stimolare nel paziente il riconoscimento e la regolazione di certi  meccanismi mentali che sono alla base del disturbo.
La storia di apprendimento del disturbo sarà raccolta in diverse fasi del trattamento per favorire la comprensione della propria sofferenza. In questo modo è possibile ridimensionare la sensazione di anormalità che solitamente queste persone provano; certi comportamenti, infatti, possono apparire agli occhi del paziente stesso come una follia incomprensibile e spaventosa.
Gli interventi di tipo cognitivo, inoltre, agiscono su quei processi di pensiero che sono responsabili del mantenimento del disturbo, tra cui: i tentativi di controllo del pensiero, tipici degli ossessivi, l’incapacità di tollerare il rischio, il timore esagerato di essere responsabili o colpevoli di eventuali catastrofi a causa di disattenzioni o errori. In questo modo, chi soffre di questa patologia impara a dare il giusto peso ai pensieri negativi. Quasi tutte le persone ossessive ritengono, infatti, che avere certi pensieri negativi sia di per se pericoloso o moralmente deplorevole aumentando così il timore di averli.
La terapia cognitiva serve, inoltre, a far capire al paziente le ragioni (intervento psico-educazionale e motivazionale) per cui dovrebbe fare ciò che tutti i familiari gli chiedono e che non riesce a fare, cioè imparare ad accettare le sensazioni spiacevoli generate dall’ansia e a impegnarsi gradatamente a non mettere in atto gli evitamenti e i rituali.
La tecnica più indicata per la cura del disturbo ossessivo-compulsivo è, infatti, l’esposizione con prevenzione della risposta (o exposure and response-preventionE/RP), che costituisce la parte comportamentale del trattamento. Essa consiste nell’esporre gradatamente il paziente al pensiero, immagine o evento temuto e nel fare in modo che resista all’impulso di compiere il cerimoniale. La procedura E/RP generalmente è accompagnata dall’utilizzo del modeling; il terapeuta, cioè, mostra alla persona con disturbo ossessivo-compulsivo il comportamento da eseguire. Ad esempio, il terapeuta tocca un oggetto temuto, come la base di una borsa o le scarpe, si passa le mani sui capelli o sui vestiti e chiede al paziente di ripetere tali azioni. Il terapeuta non forzerà  nessun esercizio che non sia stato prima concordato.
Il soggetto si renderà conto, così, che l’ansia si placa anche senza eseguire i rituali, solo più lentamente. I comportamenti di neutralizzazione sono, infatti, il risultato di una storia di apprendimento sfortunata e si possono disimparare e sostituire con altri comportamenti. Questo cambierà gradualmente la valutazione del pericolo e attenuerà l’ansia.
La prima regola del trattamento è quindi quella di “evitare di evitare”, questo principio e alla base degli esercizio di esposizione graduata e di prevenzione della risposta.
Sarà necessario, inoltre, interrompere gradualmente qualunque forma richiesta di rassicurazione imparando a gestire la momentanea ansia associata ai pensieri ossessivi.

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