La storia del Terzocentro di psicoterapia cognitiva
Il Terzo Centro di Psicoterapia è stato fondato nel 1996 da un gruppo di psicoterapeuti Antonino Carcione, Giancarlo Dimaggio, Maurizio Falcone, Claudio Lalla, Giuseppe Nicolò, Michele Procacci, Antonio Semerari. Il gruppo si è formato nel corso di un training in psicoterapia cognitiva condotto da Antonio Semerari dal 1991 al 1995.
In quel momento storico i modelli di riferimento per il cognitivista italiano erano soprattutto le cosiddette organizzazioni cognitive, proposte da Guidano e Liotti nel 1983 e il costruttivismo di Kelly. Nessuno dei due modelli però riusciva a fornire chiavi di lettura e strumenti di lavoro adeguati per questo tipo di pazienti. Il quel periodo Antonio Semerari aveva da poco pubblicato il suo libro “I processi cognitivi nella relazione terapeutica”, nel quale, in modo innovativo in ambito cognitivista, con il solo precedente conosciuto del libro di Safran e Segal del 1990 sullo stesso argomento, si proponeva una lettura cognitivista dei fenomeni del transfert.
Ma non riuscivamo ad applicare quella teoria del transfert ai pazienti che in quel periodo discutevamo nel training. Erano troppo complessi e la relazione terapeutica più difficile di quanto ipotizzato. Gli stimoli teorici e clinici ad innovare la teoria e la prassi cognitiva con i pazienti gravi erano molti. Diffuse tra di noi erano le letture degli sviluppi più recenti della psiconalisi, che proponeva modalità interessanti di lavoro con tali pazienti, e l'osservazione del lavoro con le famiglie e i gruppi. Gli stimoli erano molti e disparati, ma mancava una teoria formulata nel linguaggio della scienza cognitiva, chiara, rispondente ai fatti clinici e pronta per la verifica empirica. Lo spirito dell' epoca era propizio.
Ai nostri training partecipava saltuariamente anche Marco Casonato, che frequentava il Mount Zion Hospital Psychotherapy Reserach Group di San Francisco e che stimolava le nostre riflessioni procurandoci letteratura in lingua inglese inedita in Italia. Tra questa, le ricerche di Weiss e Sampson ci spinsero a registrare a trascrivere le sedute di psicoterapia e a effettuare la supervisione direttamente sul materiale della seduta. Ciò modificò radicalmente il nostro modo di impostare i trattamenti e di discutere i casi, sollecitando in noi un vivo interesse per la ricerca in psicoterapia. I colleghi dell'Università di Barcellona, in particolare Guillem Feixas e Manuel Villegas ci esortavano all'utilizzazione di strumenti standardizzati per l'analisi delle sedute e della struttura psicologica del paziente. Proprio Feixas ci omaggiò un prezioso software per l'elaborazione computerizzata delle Griglie di Repertorio (Gridcor), da questo strumento il gruppo sviluppò alla fine del 1995 la prima versione della Griglia degli Stati Problematici, attualmente utilizzata per valutare quali siano gli stati mentali nei disturbi di personalità e nei disturbi di asse I e in che modo tali stati mutino durante il trattamento.
L'occhio ai trascritti di seduta, al materiale empirico grezzo, semplificò il nostro lavoro: molti fenomeni erano lì, sotto i nostri occhi, più semplici da descrivere di quanto avessimo temuto. I fenomeni nella relazione terapeutica erano complessi, sì, ma alcuni elementi erano leggibili: il modo in cui i pazienti costruivano il terapaeuta in modo problematico ma coerente con la loro patologia. L’incapacità degli stessi pazienti di riconoscere i propri pensieri ed emozioni, di intuire le intenzioni curative del terapeuta e di reagire in modo negativo ai suoi interventi. Le tendenze dei terapeuti, noi, ad agire in modo disfunzionale, mossi da emozioni che peggioravano la qualità della relazione. Era tutto lì, a portata di mano. Lo stimolo intellettuale e l'aumento progressivo della nostra capacità di dare senso al lavoro clinico ci incoraggivano. Terapie che fino a poco prima ci dannavano l’anima, diventavano comprensibili, alcune quasi semplice. Emerse tra di noi l’esigenza di incontrarci più spesso e di avere uno spazio comune in cui organizzare i trattamenti psicoterapeutici secondo un modello di intervento che iniziavamo a formulare. Cercammo e trovammo uno studio, quello attuale in via Ravenna 9/c. Lo studio fu chiamato III Centro, e fu aperto il 1 settembre 1996. Il nome, non molto originale, segnalava la tradizione di continuità e di evoluzione dal I centro fondato da Liotti e Guidano, dal II Centro ove molti di noi avevano iniziato la loro pratica clinica. Quindi il centro è il III per un motivo di cronologia.
Il nuovo spazio a nostra disposizione ci permetteva di accogliere come comitato di redazione e di gestire la rivista "Psicoterapia" che poneva il Terzo Centro nella fortunata condizione di ricevere contributi e stimoli culturali da parti di colleghi italiani e stranieri. In questo panorama il Terzo Centro aderisce e supporta subito alla proposta di fondare una sezione italiana della Society for Psychotherapy Research.
La partecipazione al progetto nazionale salute mentale 1998-2000 promosso dall’Istituto Superiore di Sanità, ci permette di approfondire e perfezionare le ricerche nell’ambito del processo e dell’esito in psicoterapia. Viene creato e validato un altro strumento di ricerca, volto a valutare uno dei fenomeni clinici che ci era parso più drammatici nella cura dei pazienti gravi: la loro difficoltà a funzionare da psicologi ingenui, a riconoscere i propri pensieri, emozioni e a capire cosa motiva il comportamento degli altri. Lo strumento è la scala di valutazione della Metacognizione, attualmente uno degli strumenti più accreditati per la misurazione dell funzioni metacognitive nel corso di una psicoterapia. Allo stesso tempo costituitiamo una banca dati di sedute di psicoterapia unica in Italia.
L'utilizzazione delle griglie degli stati problemati e della Scala di valutazione della metacognizione ci hanno permesso di identificare precisi indicatori di processo e di esito in psicoterapia, di delineare specifici profili metacognitivi e di dettagliare stati mentali problematici caratteristici di determinate patologie. Grazie a questa prassi di ricerca e ad ulteriori studi teorici, riusciamo a formulare un modello di patologia e cura per i disturbi di personalità, la cui continua revisione e approfondimento ci tiene tuttora impegnati
Tale materiale viene condiviso con ricercatori di altri paesi, in particolare con l'università di Ulm e di Nijmegen. Un atro strumento creato e validato dal Terzo centro è il questionario SAC per la misurazione del Senso di Appartenenza e Condivisione dei pazienti. Tale strumento ha inaugurato un nuovo ciclo di ricerche in psicoterapia.
Dei soci fondatori siamo rimasti in cinque: Carcione, Dimaggio, Nicolò, Procacci e Semerari. Donatella Fiore, Raffaele Popolo e Laura Conti stanno dando un contributo teorico, clinico e di ricerca essenziale. Ma altri ancora se ne sono aggiunti. Attualmente il Terzo Centro di Psicoterapia Cognitiva è un luogo in cui circa 37 professionisti esercitano la loro attività, è sede accreditata per lo svolgimento di tirocini post lauream, è stata per 6 anni sede della sezione italiana della Society for Psychotherapy Research, ed è luogo di formazione in psicoterapia, in collaborazione con la Scuola di Psicoterapia Cognitiva e l'Associazione di Psicoterapia Cognitiva.
.jpg)
.jpg)
